a cura di: Angela Kosta: Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice)
2025-04-01 11:17:30
IL TRAMONTO DELL UNIVERSO
"IL TORMENTO DELL'UNIVERSO" DEL POETA INTERNAZIONALE MUJË BUÇPAPAJ
La Casa Editrice Pav Edizioni- Roma pubblica la raccolta poetica con poesie selezionate dell'autore albanese, poeta di fama internazionale Mujë Buçpapaj. Le poesie sono tradotte da Angela Kosta, editore di 3 riviste nonché promotrice culturale globale.
“IL TORMENTO DELL'UNIVERSO” di Mujë Buçpapaj, è la fotografia in versi della sofferenza di un popolo e di un Paese colpiti duramente dalla guerra. A dare voce a morti e vivi in Kosovo ci pensa proprio Buçpapaj con questa serie di componimenti già pubblicati in Albania e qui tradotti in italiano da Angela Kosta.
Le liriche che compongono “Il Tormento dell’Universo”, sono frammenti di un panorama desolante,
istantanee del dolore di un popolo martoriato da un conflitto, tali come l’autore le percepisce e le racconta attraverso la poesia.
I sentimenti di umanità e di pietà sono il motore trainante di quest’opera.
I versi di Buçpapaj sono pregni di una malinconica tristezza che esonda a ogni passaggio descrittivo.
Ciò nonostante, seppur dilaniante è la presenza del dolore, il poeta albanese trova il modo di elevare - in un contesto di orribile bruttura - lo strumento che meglio sente appartenergli: la poesia. E così, “Il Tormento dell’Universo”, segna il trionfo stupefacente quanto eterno della bellezza dell’arte sulle infinite crudeltà del mondo.
(Da: PAV EDIZIONI - Marzo, 2025)
PREFAZIONE DI LAURA BOWERS
"La memoria del fiume...
Nascondersi nel profumo delle foglie"...
Se sapete come ci si sente ad essere a casa, Il Tormento dell'Universo di Mujë Buçpapaj vi spezzerà il cuore. È un ritratto bello e intimo di un popolo e di un paesaggio dilaniato dalla guerra e delle cicatrici che rimangono. Buçpapaj diventa la voce inquietante di moltitudini, sia vivi che morti, che hanno vissuto la guerra in Kosovo, e si concentra sul legame tra gli uomini, le donne, i bambini e la loro patria. Le poesie che costituiscono Il Tormento dell'Universo sono i frammenti frastagliati e scintillanti del cuore del poeta che giacciono puri, veri e sparsi tra le nazioni. Lo spirito umano è ciò che unifica le poesie: la nostalgia della casa com'era una volta e per le persone che ora sono scomparse, la tristezza assoluta nel sapere che è solo un ricordo. La frattura riflette i cuori dei fratelli del poeta, le sorelle, i amici, la famiglia, i nemici e, tutto ciò di cui è umano in ognuno di noi. Tutti soffrivano insieme; tutti erano e sono uniti nel loro tormento e, il dolore e la rottura fanno parte di ciò li unisce. Il libro Il Tormento dell'Universo inizia con la sofferenza e continua con la sua prospettiva, con poesie composte di profezia e storie intrecciate. L'emozione più importante del libro è la tristezza del poeta e, la sua è la melanconia delle nazioni. L'emozione più intima, tuttavia è l'assoluta determinazione del poeta a preservare la libertà di espressione per il bene di tutte le nazioni. Scrivendo il libro, egli vive quella passione e, Il Tormento dell'Universo diventa la sconfitta di ogni paura che potrebbe impedire la proclamazione della verità. Mostrando l'amore per la sua patria e il suo dono per le similitudini, le metafore brillanti e vivide, Buçpapaj intreccia i concetti di casa e di coloro che ricordano la casa e, così facendo, tocca ciò che c'è vivido nella nostra coscienza.
Inerente alle poesie c'è la nostalgia di un passato che sembra perduto e che cominciava a svanire dalla memoria, ma che invece è separata solo da una sottile, ma irremovibile cortina del tempo. Buçpapaj esamina la sostanza del tempo attraverso il mezzo poetico, come se sperasse di trovare una scappatoia attraverso la quale salvare tutto ciò che gli era andato perduto. L'ironia della sorte, questa raccolta "possiede" l'immagine del tramonto nel Il Tormento dell'Universo e si chiude con la poesia intitolata "Vaghiamo nelle tenebre", un'ottica dolente e terrificante. Bisogna dire che tutta l'esperienza infernale documentata nel libro è solo un precursore di ciò che avverrà. È interessante notare che alcune poesie sono scritte al passato. La raccolta è intervallata da brevi poesie magnifiche, versi molto simili a fotogrammi dell'azione della mente e della memoria, perciò costringono il lettore a fermarsi, a fare un passo indietro e, a guardare con stupore ciò che semplicemente è, rendendosi conto che ogni singolo momento è senza tempo. Buçpapaj parla occasionalmente in prima persona, portando gradualmente la propria perdita e il proprio dolore alla superficie dell'opera. In varie poesie, il poeta si fa conoscere come parte integrante del suo mondo e delle sue circostanze. Il poeta parla del sole che sta tramontando, e c'è un'implicazione inquietante che Buçpapaj evoca dall'aldilà questo tempo, e il suo tono è traboccante di una malinconia quasi senza fiato. In esso, sentiamo l'eco lugubre mentre il sole scompare perché ormai è troppo tardi.
Inizialmente, il personaggio in prima persona sembra un po' distante dagli eventi, anche se rattristato da ciò a cui ha assistito. Non passa molto tempo, tuttavia, prima che i riferimenti del narratore a se stesso diventino intimi e schietti, rendendo così la personalità più universale.
Buçpapaj si rende ancora più visibile nelle sue poesie a tal punto che può sentire persino le voci di un'intera nazione di persone. In ogni poesia, Buçpapaj vive proprio sulla superficie e nello stesso tempo in profondità anche, contenendo tanti e trasmettendo tanti passaggi commoventi del libro. Le lacrime di Buçpapaj si sono accumulate in mezzo ai versi della poesia dedicata a sua madre dove le parole sono piene di una tristezza e nostalgia ardente. L'autore è audace e persistente nel suo dolore. Nella poesia dei drammi del Kosovo, Buçpapaj racconta gli incendi scatenati dall'odio che hanno distrutto case, gente, cuori e tanta bellezza di questo paese meraviglioso. Buçpapaj versa la sofferenza e, attraverso di lui, la sua nazione trova una voce potente ed unica.
Le poesie di Buçpapaj sono di solito e generalmente meno di una pagina e, tendono a terminare all'improvviso, con aforismi forti, ma sobri, di cui l'esito è sorprendente, proprio come l'effetto delle perdite della guerra della gente. Tutto ciò non è un caso... Inoltre, Buçpapaj attira l'attenzione del lettore sulla coinvolgente conclusione di ogni poesia. Le linee tipicamente corte funzionano bene con questa tecnica; i dispositivi si riflettono l'uno all'altro nella forma e negli effetti. Brevi battute, a volte, hanno l'effetto di far sembrare l'oratore come se stesse ansimando, come se fosse ferito o consumato. Anche le poesie brevi e inceppati, combinate con una punteggiatura praticamente inesistente altrove, possono accelerare la lettura della poesia, e questa visione, combinata con le conclusioni spesso improvvise, ci lascia un po' storditi - come correre dal bordo della terra nello spazio, a quel punto ci rendiamo conto di ciò che Buçpapaj aveva in mente fin dall'inizio: strappare le solide fondamenta da sotto di noi per farci sentire ciò che lui e tanti altri hanno provato per le grandi perdite che hanno subito. Con le conclusioni delle poesie e, spesso anche all'interno delle poesie, ci si ritrova a librarsi dal bordo della terra sfidando la gravità e, questo cambia la propria concezione di base "necessaria", proprio come le grandi perdite dovute alla guerra, quali hanno colpito coloro che l'hanno subita.
Ciò che mi affascina di più di questo libro è il modo in cui Buçpapaj impiega immagini così fresche e sorprendenti all'interno della sua metafora. Buçpapaj impiega tutto ciò che ama e tutto ciò che odia per dipingere un ritratto preciso del suo cuore spezzato. Le pagine traboccano di tramonti, montagne, uccelli, libri e campi di grano. Ma vediamo anche rovine abbandonate, esodo inghiottito dall'oscurità, le mani fangose e congelate dei bambini e i morti sotto un groviglio di strade labirintiche, bruciate di una terra devastata. I morti ci ricordano che, nonostante la stagione del rinnovamento, alcune delle perdite più preziose non saranno mai recuperate.
Le poesie sono colpite, come il cuore del poeta è ferito - crivellato di fantasmi scomparsi e un'atmosfera di silenzio, sconvolgente ed esauriente. Nei brividi del cuore del poeta, "vediamo" i morti. In alcuni versi invece, troviamo un'altra ironia: la violenza di cui è rivolta al poeta, in quanto rappresenta tutti coloro che richiedono la libertà di espressione. Eppure le voci del popolo sono sopravvissute in lui, mentre il popolo stesso è stato assassinato. La vittoria è evidente nel fatto che, nonostante la loro morte, non sono stati messi a tacere, e questo perché un sopravvissuto con una voce potente ed un meraviglioso dono non ha avuto paura. Molti altri critici letterari dopo di me canteranno le lodi delle grandi opere di Mujë Buçpapaj. Il Tormento dell'Universo è una vittoria splendida e senza tempo.
(Da Laura Bowers, poetessa americana)
BIOGRAFIA
Dr. Mujë Buçpapaj è nato a Tropojë di Albania nel 1962. Buçpapaj si è laureato presso la Facoltà di Lingua e Letteratura Albanese dell’Università di Tirana. Nel 1991-1992 ha studiato per due anni per sceneggiature di film presso il Kinostudio “Nuova Albania” (Tirana), oggi “Albafilmi” (considerati come studi postmaster), e ha conseguito molte altre qualifiche dello spettro culturale nel paese e all’estero. Mujë Buçpapaj è Dottore di Scienze Letterarie con una tesi sulla sopravvivenza della poesia albanese durante la censura comunista, presso l’Istituto di Linguistica e Letteratura dell’Accademia delle Scienze della Repubblica d’Albania. Buçpapaj è uno dei fondatori del pluralismo politico e della libertà di stampa in Albania (1990) e giornalista per molti anni nei più famosi giornali di Tirana. Attualmente è Direttore del giornale “Nacional”, della Casa Editrice “Nacional” e dell’Istituto di Studi e Progetti Nazionali. Dal 1991 al 2005 è stato co-fondatore e giornalista del primo giornale di opposizione del paese dopo 50 anni di dittatura comunista, “Rinascimento Democratico”, e fondatore del giornale “Tribuna Democratica”.